L’ho chiamato così perché è stata una vera devastazione. Lo tsunami invisibile si chiama COVID 19 e c’è la prova che il corona virus fosse già in Italia da gennaio, mentre il primo caso accertato risalirebbe a Febbraio.
Questo virus colpisce principalmente i polmoni provocando delle carenze respiratorie con purtroppo moltissimi decessi.
Le analisi dello studio Sacco-Statale confermano che il tempo di origine del cluster analizzato corrisponde a un periodo precedente di diverse settimane. Il primo caso evidenziato in Italia risale al 21 febbraio ed è arrivato dalla Cina.
Da quel giorno per gli Italiani è iniziato un periodo di quarantena con moltissimi divieti e restrizioni e anche io come molti altri ho dovuto adeguarmi alle nuove disposizioni.
Ad esempio all’inizio si poteva uscire con una autocertificazione esclusivamente per andare a fare la spesa, al lavoro o in farmacia.
Poi il distanziamento sociale di minimo un metro e l’obbligo di usare una mascherina medica e anche lo spostamento dalla propria abitazione non oltre i 200 metri.
Per me, ma penso proprio di non essere l’unica, è stata una vera mazzata, anche perché è dal 21 febbraio che non posso rientrare al lavoro, non posso vedere i miei familiari e amici. Non si può nemmeno andare al bar a bere un caffè anche perchè hanno chiuso tutto: bar, cinema e anche molte aziende, insomma non si può fare più vita sociale per ancora un bel po’ di tempo.
Non è facile. Una giornata è di 24 ore, come le occupiamo per non perdere la testa?
Io ad esempio cerco di occupare più ore possibili facendo i miei lavori: dalla pulizia della casa alla preparazione del pranzo o della cena a giorni alterni, anche perchè abito con altre tre ragazze.
Nel tempo libero mi piace leggere, infatti sto leggendo un libro di Luis Sepùlveda che si intitola (Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa), coloro disegni mandala e sto per concludere anche una specie di puzzle che non è prorio un vero puzzle ma un disegno di un cane dove devo attaccarci una specie di chiodini chiamati quercetti.
Insomma, non è facile trovare altre cose da fare. Per fortuna ho il mio triciclo (bicicletta a tre ruote) con cui ho potuto farmi dei giretti prima solo attorno alla casa e con cui adesso che ci sono le nuove disposizioni e siamo più liberi posso allargare il mio giretto.
E adesso concludo con queste parole che mentalmente mi ripeto sempre: “La speranza è l’ultima a morire e finchè c’è vita c’è speranza”.